Caro Napolitano… Lettera al Presidente

Noi Giovani possiamo cambiare davvero il sistema, ma gli attuali partiti vogliono impedire ai movimenti come il nostro di arrivare in Parlamento alzando le soglie di sbarramento.
Per questo abbiamo scritto al Presidente della Repubblica per rivendicare il nostro diritto di giocare ad armi pari con tutte le altre formazioni politiche.

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano

e, per conoscenza,

al Presidente del Senato della Repubblica
sen. avv. Renato Schifani

al Presidente dalla Camera dei Deputati
on. dott. Gianfranco Fini

al Presidente della I Commissione Affari Costituzionali del Senato
sen. prof. Carlo Vizzini

al Presidente della I Commissione Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni della Camera dei Deputati
on. avv. Donato Bruno

Egregio Presidente,

nell’ultimo anno il quadro politico generale del nostro Paese ha subito notevoli mutamenti, anche in seguito all’aggravarsi della crisi economica ed alla conseguente nascita del Governo guidato dal prof. Mario Monti. Le recenti elezioni amministrative in Sicilia, conclusesi con una partecipazione inferiore al 50% e con la forte affermazione di liste di nuova costituzione, da un lato, e il disfacimento delle consiliature delle regioni Lazio e Lombardia, dall’altro, dimostrano, se ancora ve ne fosse bisogno, che i partiti della cosiddetta Seconda Repubblica affrontano oggi una gravissima crisi di rappresentanza e che, se non si consentirà ai cittadini di esprimere con chiarezza e libertà il proprio voto, si correrà il rischio di vederli allontanarsi dalla vita democratica e rinunciare al proprio ruolo di elettori, col risultato di avere infine istituzioni ancora meno rappresentative e sempre più distanti dalle reali necessità del Paese.

Proprio alla luce di questo, e del ruolo sempre più marginale giocato dai giovani a tutti i livelli politico-istituzionali, negli ultimi mesi il nostro movimento, caratterizzato dalla esclusiva presenza di donne e uomini sotto i 35 anni, ha dato vita a un coordinamento con altre associazioni giovanili con l’obiettivo di partecipare alle elezioni politiche della prossima primavera. Stiamo conducendo un lavoro difficile da realizzare nel poco tempo che abbiamo di fronte e con le scarse risorse economiche a nostra disposizione. Un lavoro volto alla presentazione di una seria e credibile proposta programmatica che non scada nel populismo ed eviti la trappola della contrapposizione giovani-anziani, che ci porti ad offrire agli elettori un’alternativa non solo di protesta, ma anche di prospettiva alla “crisi di futuro” che attraversa il nostro Paese. Un lavoro che speriamo possa servire a far ritrovare a tanti cittadini la fiducia nella politica e nelle istituzioni rappresentative, richiamandoli all’esercizio del loro diritto-dovere di elettori. Un lavoro che, tuttavia, corre il pericolo di risultare ancora più difficile ed esposto al rischio di insuccesso nel caso in cui mutassero in senso restrittivo le regole sull’attribuzione dei seggi in Parlamento. In queste settimane, infatti, anche in seguito alle Sue ripetute sollecitazioni, è finalmente ripreso in Commissione Affari Costituzionali al Senato, e più in generale in ambito politico, il confronto sulla riforma della legge per l’elezione delle Camere.

Tale riforma, da lungo tempo attesa dai cittadini italiani, ha come obiettivo dichiarato quello di restituire agli elettori una più ampia libertà nell’espressione del voto, consentendo loro di valutare e di scegliere i propri rappresentanti e non più una lista di nomi precompilata dalle segreterie dei partiti. Eppure, le forze politiche presenti in Parlamento si sono accordate su un significativo innalzamento delle soglie di sbarramento. Secondo quanto previsto dalla cosiddetta “bozza Malan” approvata in Commissione, infatti, la soglia minima che una lista coalizzata dovrà raggiungere per accedere al riparto dei seggi verrà più che raddoppiata, passando da meno del 2% al 4%, mentre quella per le forze che sceglieranno di presentarsi singolarmente passerà dal 4% al 5%. L’unità d’intenti dei partiti nell’introdurre tali soglie è dimostrata dal fatto che le stesse identiche percentuali erano previste anche nella bozza a suo tempo presentata dal sen. Enzo Bianco a nome del Pd.

Signor Presidente, ci permettiamo di rivolgerci a Lei non solo nella Sua qualità di Capo dello Stato e garante della Costituzione, ma anche in quella di protagonista di lungo corso della vita democratica del Paese. I nostri movimenti hanno come obiettivo quello di risvegliare le coscienze delle nuove generazioni, per troppo tempo tenute e tenutesi lontane dalla politica, affinché tornino protagoniste e artefici di quelle scelte che porteranno, di qui a pochi anni, a ridisegnare l’architettura socio-economica, giuridica e istituzionale dell’Italia e dell’Unione Europea. Scelte che per questo avranno conseguenze dirette sul futuro nostro e dei nostri figli.

Desideriamo offrire ai nostri concittadini la possibilità di votare utilmente per un’aggregazione che veda nella giovane età dei suoi candidati un valore aggiunto, dato innanzitutto dal naturale interesse che noi giovani abbiamo nel costruire un Paese migliore. Proponiamo al Paese la prospettiva di un nuovo patto tra le generazioni, che porti a un riequilibrio nella presenza dei giovani a ogni livello istituzionale ed economico, del mercato del lavoro, dell’impresa e della pubblica amministrazione oltre che a una migliore ripartizione della spesa pubblica per l’educazione e il welfare. Non ci inseriamo tuttavia nel lungo, popolato e triste filone dei partiti che vivono e prosperano nel generare contrapposizione ideologica tra varie categorie sociali (giovane-vecchio, povero-ricco, meridionale-settentrionale e così via). Non intendiamo alimentare alcun tipo di conflitto sociale. Riteniamo anzi che in questa fase l’Italia abbia bisogno di tutto fuorché di altre forze anti-sistema, populiste e demagogiche. Ci proponiamo dunque come alternativa democratica ad esse, nell’intento di recuperare alla politica attiva quei cittadini – soprattutto giovani – che, pur stanchi delle vecchie metodologie e dei vecchi partiti, stentano comunque a riconoscersi in movimenti il cui unico tratto distintivo è la voglia di protestare e di distruggere l’esistente. Cittadini che, per questo, senza una nuova e credibile proposta politica, finirebbero probabilmente per alimentare le fila dell’astensione.

Subito dopo la terribile tragedia della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia, distrutta e piegata dalle sofferenze, grazie ai suoi giovani di allora seppe rimboccarsi le maniche e ripartire, giungendo a essere la quinta economia mondiale e un punto di riferimento per la cultura, la storia e la bellezza in tutte le loro declinazioni. Oggi, in una fase in cui il nostro Paese attraversa una delle sue più gravi crisi sistemiche, noi giovani sentiamo di dover trarre esempio da ciò che la Sua generazione fece allora: prendere in mano il nostro destino e quello dell’Italia e riportarla a essere grande.

Per fare questo non chiediamo quote, listini o altri meccanismi che favoriscano in qualsiasi modo l’elezione in Parlamento di cittadini al di sotto di una certa età anagrafica, ma rivendichiamo il diritto di giocare ad armi pari con tutte le altre formazioni politiche. La nostra capacità di innovare, con metodologie e idee fuori dagli schemi, sarebbe d’indubbio beneficio per tutto il sistema, che, però, proprio attraverso l’innalzamento delle soglie di sbarramento e mantenendo regole complesse sulla presentazione delle liste elettorali (raccolta di migliaia di firme in ogni circoscrizione, necessariamente autenticate da un pubblico ufficiale) mostra una naturale propensione alla chiusura e alla preservazione degli attori già esistenti.

E’ evidente che nessun partito ha la certezza di ottenere la rappresentanza parlamentare. Allo stesso modo, siamo consapevoli della necessità per qualsiasi Governo di basarsi su una maggioranza ampia e omogenea. Troppo spesso però accade nel nostro Paese che il tema della governabilità sia erroneamente collegato agli effetti della soglia di sbarramento, che invece influisce molto più marcatamente sulla rappresentatività del Parlamento. Pertanto, l’innalzamento delle soglie di sbarramento e il mantenimento degli attuali adempimenti per la presentazione delle liste non garantirebbero affatto la formazione di maggioranze ampie e omogenee, cosa che è determinata essenzialmente dal tipo di alleanze a cui i partiti danno vita, dalla libera scelta dell’elettorato e da un premio di maggioranza (implicito o esplicito, a seconda che il sistema sia maggioritario o proporzionale) più o meno consistente. Il combinato disposto di tali norme avrebbe invece un unico effetto certo: rendere impossibile ai nuovi soggetti politici, non ancora strutturati sul territorio, l’essere realmente competitivi rispetto a quelli pre-esistenti.

Ecco quindi, Signor Presidente, il perché di questa nostra missiva: solo Lei, in questa delicata fase, grazie all’autorevolezza del Suo ruolo e al consenso unanime di cui gode, può sensibilizzare le Camere relativamente a quanto oggi Le segnaliamo e garantire in tal modo la piena rappresentatività del prossimo Parlamento. In definitiva Le scriviamo per mettere nelle Sue mani, sapienti e scrupolose, le nostre speranze e il nostro diritto di contribuire a disegnare l’Italia di domani: un’Italia più giusta e più ricca di opportunità per tutti.

Con rispetto e stima,
Noi Giovani

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