NG, pronti alla sfida del 2013!

Dunque Mario Monti ha annunciato le sue dimissioni, legandole temporalmente all’approvazione della legge di stabilità. Come è stato scritto in molti retroscena, il Premier ha deciso di non prestare il fianco al Pdl, pronto a impostare la campagna elettorale interamente contro di lui e contro il suo governo dopo averlo sostenuto per oltre un anno senza batter ciglio. Di converso, Monti è anche probabilmente intenzionato, molto più che nelle scorse settimane, a rivendicare i propri meriti di “salvatore dei conti pubblici” accettando la candidatura alla premiership offertagli già da tempo da alcuni partiti (vecchi e nuovi) che si riconoscono nella sua “agenda”.

Si tratta di una svolta importante, che va a delineare ulteriormente il quadro politico davanti al quale gli italiani si troveranno alle prossime elezioni. Un quadro a nostro giudizio desolante, caratterizzato dalla presenza di tutti gli autori dello sfascio economico e sociale a cui l’Italia è andata incontro negli ultimi vent’anni. Dopo anni di bipolarismo coatto, infatti, le coalizioni in campo saranno di più, ma non per questo migliori. Ci sarà, ancora una volta, la destra populista guidata da Berlusconi con al fianco la Lega di Maroni; ci sarà il blocco di sinistra formato da Pd e Sel, con le vecchie ricette stataliste e il forte condizionamento della Cgil; ci sarà anche un rassemblement centrista a trazione cattolica, guidato da (o in nome di) Mario Monti e che rischia però, sempre di più, di somigliare alla sfortunata coalizione tra Partito popolare e Patto Segni del 1994, con Casini nel ruolo che fu di Martinazzoli e Montezemolo in quello di Segni; ci sarà poi il nascituro “movimento arancione”, ovvero la coalizione dei reietti, soggetti come Di Pietro, Ferrero e altri, desiderosi soltanto di affidare ad Antonio Ingroia le proprie speranze di salvare alcune esperienze politiche destinate a morte certa: le loro; e ci sarà, infine, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, campione della demagogia anti-casta, le cui “parlamentarie” sono però state un flop così evidente che perfino il Fatto Quotidiano le ha bocciate.

Nessuna tra queste coalizioni ha gli elementi di novità che sarebbe stato legittimo aspettarsi dopo il fallimento dei due blocchi, di centrodestra e di centrosinistra, che hanno caratterizzato la seconda Repubblica. E non uno tra questi contendenti potrà davvero rappresentare per l’elettorato giovanile una proposta appetibile e credibile. Nessuno, infatti, per motivi ideologici, anagrafici o di natura elettorale, qualora andasse al governo, porterebbe avanti le riforme strutturali necessarie per restituire ai noi giovani quel bagaglio di opportunità, quel diritto al futuro che per troppo tempo ci siamo visti negare dalla classe dirigente di questo Paese.

Da quando siamo nati, nel luglio di quest’anno, Noi Giovani abbiamo provato innanzitutto a dialogare con le altre realtà giovanili con l’obiettivo di creare un soggetto unico in grado di presentarsi alle elezioni. Un progetto ambizioso, che è apparso da subito di difficilissima realizzazione a causa delle molte resistenze incontrate nei nostri interlocutori, fino a risultare impossibile. Di fronte a una realtà politica talmente deprimente come quella prima descritta, tuttavia, riteniamo giusto non irrigidirci, non chiuderci all’interno di assurde riserve indiane generazionali e soprattutto non arrenderci, ma provare a realizzare il nostro programma seguendo altre strade. Per questo avevamo creato per le primarie il comitato di sostegno a Matteo Renzi, che ha ben operato a Milano. E, sempre per questo, da circa due mesi abbiamo avviato un dialogo politico-programmatico con un altro neonato movimento: Fermare il Declino. Siamo convinti infatti che Fid sia l’unica, tra le forze politiche di rilievo nazionale, che abbia dato davvero prova di voler realizzare un cambiamento radicale nei modi e nelle persone della politica, senza scendere a compromessi con gli altri partiti per mere questioni di interesse. Una forza che ha fin qui dimostrato di mantenere ben saldo il timone sulla rotta dei principi e delle riforme.

Salutiamo quindi con grande favore la decisione assunta sabato dall’assemblea di Fermare il Declino di rompere gli indugi, fare chiarezza e annunciare la propria partecipazione alle elezioni regionali e politiche del 2013. Il nostro augurio è che, una volta completato il confronto sui programmi e appurato quali saranno i candidati di Fid alla presidenza nelle tre regioni che andranno al voto, si possa coronare questo dialogo con l’annuncio pubblico di un’alleanza formale.

Il 2013 rappresenta una opportunità unica per cambiare l’Italia. E’ giusto che Noi Giovani torniamo ad essere finalmente protagonisti in modo diretto di questo cambiamento, senza più delegare ad altri la nostra rappresentanza e il perseguimento dei nostri interessi. E’ giunto il momento di metterci in gioco davvero, di sporcarci le mani con la politica e di puntare sul futuro!

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